Pallacanestro                   filmato pallacanestro

La pallacanestro é uno sport che bene si adatta alle esigenze scolastiche, soprattutto nelle sue fasi iniziali. Alcuni aspetti di questo sport sono tuttavia di difficile gestione all'interno della classe, in particolare laddove il gioco porta ad uno scontro fisico: sembra perciò opportuno insistere prevalentemente su esercizi individuali o a coppie.

I ragazzi sono così chiamati ad intervenire in maniera intensa e breve, solitamente in rapida successione e la lezione risulta in tal modo particolarmente accattivante. La mia scelta circa esercizi e giochi propedeutici ricade quasi esclusivamente sul lavoro con la palla, che ho diviso in cinque grandi gruppi:

1- il "ball-handling":

consiste in una serie di simpatici esercizi di trattamento della palla, che mirano ad ottenere un sempre maggiore controllo della stessa attraverso il maneggio, il palleggio, il lancio e la ripresa della palla in svariate situazioni.

Si può passare da esercizi semplici (far girare la palla intorno ai fianchi, palleggiare da seduti, lanciare la palla e riprenderla subito dopo che ha toccato terra, ecc.) ad esecuzioni sempre più difficili, complesse e spettacolari (camminare e palleggiare con la palla che passa sotto le gambe), talvolta addirittura al limite dell'acrobazia!

E' un'attività che può essere inserita in varie parti della lezione: come attivazione, per recuperare un po' di fiato, od anche come defaticamento. Va ripetuta spesso, ma per poco tempo (5 minuti possono essere sufficienti) e dosando con cura il grado di difficoltà proposto, affinché non risulti troppo elevato, ma allo stesso tempo non perda il valore di stimolo.

 
 

2- il palleggio:

è naturalmente usato in quantità rilevante, anche perché esalta l'istintivo individualismo che caratterizza i ragazzi di questa fascia d'età. Il problema nasce proprio da questo: il principale difetto non risiede tanto nella correttezza del palleggio, quanto nel fatto che si tende ad abusarne.

Le funzioni principali del palleggio sono fondamentalmente due:

-spostare il pallone (quando non è possibile farlo con un passaggio);

-battere il proprio avversario diretto, se si è più abili e più veloci di lui.

Gli allievi devono effettuare un semplice tocco delle dita sul pallone, affinché questo rimbalzi fino all'altezza dell'anca: ciò li aiuterà a non palleggiarsi sui piedi; non appena sarà stata acquisita una certa destrezza, li inviteremo a togliere lo sguardo dalla palla, per concentrarli su quanto accade intorno a loro. Quindi li spingeremo a palleggiare utilizzando l'altra mano.

Qualche parola la spendo per l'inizio e la fine del palleggio: insegno ad eseguire la partenza incrociata (mano destra e piede sinistro, o viceversa), chiedendo di sincronizzare l'appoggio del piede con la battuta a terra della palla; suggerisco l'arresto ad un tempo (piedi pari, posati simultaneamente), consigliando di marcare bene l'ultimo palleggio, per facilitare la fermata.

Infine passo a far utilizzare entrambe le mani, con esercizi di palleggio a slalom: quando si va verso destra si usa la mano destra, mentre quando si procede verso sinistra si palleggia con la mano sinistra. Durante questo esercizio è fondamentale eseguire il cambio di direzione con un sono palleggio, spingendo decisamente la palla verso la mano che dovrà entrare in azione e non "andandosela a prendere".

 
 

3- il passaggio:

passare la palla viene solitamente visto come una scelta obbligata, quando si è interrotto il palleggio; l'insegnante dovrà far capire agli alunni che il passaggio è un'importante strumento, che permette di coinvolgere i compagni più liberi (o più vicini a canestro, o solitamente non coinvolti dal gioco) ed al tempo stesso di far faticare gli avversari che stanno difendendo, in modo da stancarli maggiormente.

Preferisco utilizzare questo fondamentale in maniera dinamica, percorrendo l'intero campo di gioco, proponendo generalmente esecuzioni a coppie, oppure a terziglie. Insisto in particolar modo sui concetti di velocità della palla (la traiettoria deve essere quasi tesa) e di comodità di ricezione (chi riceve la palla deve poterla utilizzare immediatamente).

 
 

4- il tiro:

è un fondamentale che dà grande soddisfazione e riscontro immediato; ogni ragazzo tira volentieri e sviluppa una propria personale tecnica, che a questa età risente molto delle caratteristiche fisiche di ciascuno.

Generalmente preferisco non intervenire, a meno che il tiro non risulti molto distante da un'esecuzione positiva: in tal caso suggerisco di farlo partire dal petto, per potergli imprimere la forza necessaria a raggiungere il canestro. Faccio subito notare l'utilità del tabellone, che può fornire preziosi riferimenti nei tiri ravvicinati, soprattutto quando sono effettuati in movimento.

Non può ovviamente mancare l'apprendimento del terzo tempo (due appoggi dei piedi con la palla fra le mani, seguiti da un tiro a canestro in movimento): esso viene spiegato e praticato prima da fermo, poi con un palleggio incrociato, quindi inserito dal palleggio libero, ma senza troppa fiscalità: non bisogna perdere di vista l'obiettivo primario, che è quello di fornire un'infarinatura generale, mentre per gli aspetti tecnici veri e propri rimandiamo decisamente l'incarico alle società sportive.

Una  delle formule  migliori  per  le  gare di  palleggio e  tiro  è  stata  quella  di dividere la classe in quattro squadre, disposte nei quattro angoli della palestra: un concorrente di ciascuna parte in palleggio, attraversa il campo e tira a canestro dalla parte opposta: vince il primo che fa canestro e se nessuno realizza si attraversa nuovamente il campo e si ritira, fino a quando un alunno non segna.

 
 

5- la partita ... o quasi!

Data la difficoltà di giocare una partita vera e propria, parto dagli attacchi in soprannumero: inizialmente faccio eseguire dei due contro uno: due attaccanti partono dalla linea di metà campo e nel tempo massimo di 10" devono andare al tiro: se segnano il difensore deve rimanere in difesa, altrimenti si ferma a difendere chi ha sbagliato il tiro, o si è fatto rubare la palla mentre palleggiava, o ha sbagliato il passaggio. Per evitare che il difensore si rilassi ed attenda il tiro errato talvolta tolgo il limite del tempo massimo e lascio più possibilità di tirare, se gli attaccanti catturano il rimbalzo.

Si può poi passare al tre contro due, che ripropone l'esercizio precedente, ma nel quale attaccanti e difensori possono attuare varie strategie per attuare le loro azioni; si tratta di una situazione più complessa, che richiede una maggiore padronanza dei fondamentali ed una buona capacità di vedere e prevedere gli spostamenti di compagni ed avversari (visione periferica).

Per quel che riguarda la partita vera e propria, ho trovato soddisfacente dividere la classe in due squadre e numerare i giocatori  in modo da abbinare sempre due avversari di simili capacità (come quando si gioca a “bandiera”); chiamo quindi a partecipare 3 o 4 giocatori per squadra, pretendendo la marcatura individuale, per un tempo di circa 3 minuti.

Un'altra possibilità che si è dimostrata interessante è formare quattro squadre: due con ragazzi un po' più abili o spavaldi ed altre due con alunni meno intraprendenti: così sono spesso riuscito ad ovviare allo spiacevole fatto che qualcuno resti troppo in disparte, o che venga coinvolto soltanto in maniera marginale. Un'altra semplice regoletta che ho adottato per costringere a coinvolgere i compagni è quella per cui nei 3' di gioco lo stesso allievo non possa segnare due canestri consecutivamente.

 

 

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