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Teodoro Maiorano |
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Con Roberto c’è sempre stato un bellissimo rapporto istruttore-allievo, ma sicuramente anche di amicizia e simpatia reciproca. A me, come a qualsiasi altro allievo della Bentegodi, non è mai mancato l’appoggio di quella che, personalmente, ritengo l’indispensabile figura dell’allenatore. Dopo qualche anno l’impegno era diventato abbastanza importante. A parte gli allenamenti pomeridiani ricordo di tutte le altre trasferte che spesso facevamo, anche soltanto io e Roberto, da Verona a Schio o Mestre. Si trattava di allenamenti a livello regionale di un solo giorno, o di allenamenti collegiali che duravano una o due settimane. |
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Svolgevamo poi altre attività diverse, quali le uscite al percorso della salute, d’estate gli allenamenti continuati, dalla mattina al pomeriggio, e, non meno importanti, le escursioni in montagna e il campeggio organizzato dalla Famiglia Alpinistica a Pinzolo,vicino Madonna di Campiglio, dove abbiamo partecipato, ragazzini e genitori, per un paio di estati. C’erano poi le gare regionali, solitamente di domenica, per le quali si partiva la mattina e si ritornava la sera dopo cena. Le competizioni di ginnastica, infatti, svolgendosi normalmente sulla combinazione di sei attrezzi, durano diverse ore. |
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Il periodo più intenso è stato quello dai dieci ai tredici/quattordici anni, periodo nel quale seguivo il programma di gare più impegnativo, detto “Alta Specializzazione”. Legate a questi anni ho incise nella mia mente moltissime esperienze ed emozioni. Tuttora, a quasi dieci anni di distanza, non ho certo dimenticato o smesso di pensare a quei momenti densi di divertimento, impegno e soddisfazioni, anche se accompagnati da altri di crisi passeggere dovute, ripensandoci a freddo, alla giovane età, ma sempre superati e dimenticati.Tutte esperienze che ora posso giudicare positive e che sono felice di aver vissuto. |
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Dopo questa fase, verso i quattordici anni, ho abbandonato il programma di “Alta Specializzazione” e sono passato sotto la guida di Andrea Rossi, l’altro mio “maestro”, come lo chiamavo e lo chiamo tuttora! Anche con lui ho vissuto bellissime esperienze, dagli allenamenti alle trasferte: Riccione, Cesena e tante altre, con uno spirito meno agonista, ma altrettanto istruttivo, importante e divertente. A sedici anni ho definitivamente smesso di allenarmi, per “buttarmi” su un altro sport, completamente diverso, ma ugualmente bello e intenso, la canoa fluviale, che pratico tuttora. |
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Mi capita spesso di riflettere sul senso dello sport e dell’allenamento: sono contento, grazie alla ginnastica e successivamente alla canoa, di aver avuto la possibilità di vivere lo sport, trovando in esso un mio equilibrio. Mi sono rimasti dentro una serie di stati d’animo che solo lo sport può dare. L’estate scorsa, seguendo le vittorie e gli esercizi dei nostri ginnasti portacolori alle olimpiadi, (Atene 2004: Cassina oro alla Sbarra e Chechi bronzo agli Anelli) non nascondo di essermi commosso. Mi sono piacevolmente reso conto di sentirmi ancora vicinissimo a questo sport, come se nulla nella mia testa fosse cambiato, quasi come se avessi appena terminato uno dei miei soliti allenamenti. |
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